18 anni Americani

Hello everyone!

Come potrete ben intuire dal titolo, recentemente è venuto anche per me il tempo di raggiungere la veneranda età di 18 anni. Capitando il mio compleanno di essere quando ancora mi trovo all’estero, mi ha fatto stare in ansia tanto che quel giorno sarebbe stato orribile e avrei avuto un attacco di homesickeness. D’altronde, i compleanni sono una cosa che ci stanno spesso a cuore, e che spesso significano famiglia ed amici, i 18 in particolare.

However, non potevo sbagliarmi di più!
L’homesickness non ha nemmeno tentato di presentarsi alla porta, e ciò specialmente grazie a quello che la mia host family e i miei amici qua, e la mia famiglia e i miei amici da casa, han fatto durante il giorno.

Al mio risveglio(si, alle 6.10, per un buon compleanno..), la mia host mum mi ha fatto trovare sul tavolo un mega cupcake del mio gusto preferito, con una busta affianco; questa conteneva il regalo da parte loro: un biglietto per una partita degli Indiana Pacers, praticamente attaccato al campo (non so quanto diavolo abbiano speso, quei biglietti hanno dei prezzi da paura).

Prima di andare a scuola tutta la famiglia, apparte il papà che era a Las Vegas per lavoro, era sveglia per farmi gli auguri, e son stati dolcissimi. Il padre poi, poco dopo, mi ha mandato un messaggio che diceva: Many happy returns of the day. Hope you have the best day. You deserve it.
Ho veramente adorato la mia host family quel giorno.

Una volta a scuola, ho incontrato un paio di amici che mi han fatto gli auguri e dato regali. La cosa più bella però, è stata quando sono andato al mio locker e ho trovato ciò:

IMG_3689[1]Una piccola sorpresa inaspettata che mi ha veramente fatto piacere. (btw si il mio locker è minuscolo)

Una volta a casa, quando son sceso dal bus, ho trovato un pacco davanti alla porta indirizzato a me…IMG_3690[1]Non sapevo da chi fosse, perchè non aspettavo alcuno pacco.
Una volta aperto ho trovato due buste, piene di regali, una dai miei genitori e una dai miei amici.

Penso che quel pacco sia stata la cosa decisiva che ha reso il mio giorno fantastico e che ha dato un calcio deciso alla nostalgia che tentava di arrivare. Mi ha fatto capire che persone speciali conosca e quanto tengano a me. Son stati veramente meravigliosi, e il fatto che non aspettavo nulla di tutto ciò lo ha reso ancora meglio.

La sera la mia hsister ha fatto cibo messicano e mi han comprato un’altra torta (ho mangiato più torta in tre giorni che nell’anno passato).

Ieri invece (venerdì) ho festeggiato con i miei amici, andando prima a cena fuori e poi al bowling. Sebbene non è nulla in confronto alle usuali feste italiane per i 18, è stato decisamente divertente, e alla fine, è ciò che i ragazzi qui fanno solitamente.

Alla fine, tutte le paure di passare un brutto compleanno e si passarlo solo si sono rivelate false, anzi, alla fine mi son divertito tantissimo in questi giorni.
Voglio ringraziare tutti quelli che hanno reso il mio compleanno meraviglioso, vi voglio bene!

Alla prossima!

P.S: stasera tanto per cambiare andiamo a mangiare un po’ di più, che devo finire di festeggiare con la mia host family…. Poi mi chiedo perchè prendo peso

MODIFICHE: Ieri (sabato) sera, la mia Hfamily mi ha organizzato un party a sorpresa a casa. Sono stati stupendissimiiiiiiii

 

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Il tempo vola….

Non mentirò, sono 5 mesi che sono negli Stati Uniti e mi sembra di essere sceso dall’aereo la settimana scorsa.

Il tempo va così tanto veloce che non ce ne si accorge nemmeno. E questa cosa mette un attimo di spavento.

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La mia data d’ingresso recita così, e ieri, 2 gennaio 2015, ha segnato l’esatta metà della mia avventura, e non potevo non scriverne a riguardo (si ovviamente con un giorno di ritardo, ma tanto sono io, ce lo si può aspettare).

Volevo fare un resoconto di come siano andati questi 5 mesi,  di quali difficoltà ho incontrato e sorprese trovato, ma dato che sino ad ora ho sempre raccontato, è ora di fare una raccolta di quali impressioni mi ha fatto la vita americana da quando mi trovo qua. Probabilmente mi verranno in mente quelle negative per la maggior parte, perchè quelle positive sono nella vita di tutti i giorni, mentre quelle negative rimangono impresse fermamente. Non fatevi quindi un’idea solo brutta degli USA, perchè probabilmente è quello che questo articolo farà. Riparerò nei prossimi.

Partiamo col botto: E’ l’America come me l’aspettavo? Assolutamente no. Su questa parte non posso mentire. Non che mi aspettassi che l’america fosse solo grandi città come new york o Chicago, lo sapevo che la maggior parte del territorio è coperto da piccole-medie città con vita di sobborgo. Ma quel che ho trovato è ancora più diverso: specialmente qui nel Midwest dove mi trovo io, quindi una delle regioni più benestanti del paese, tutte le famiglie o quasi vivono nella loro casa spesso a 2 piani (che spesso considerano piccola) ognuno separato dagli altri e non c’è molta interazione sociale tra le persone (di solito almeno tra vicini  un pizzico ce n’è. ma non nel neighborhood dove vivo io). Tutto è molto espanso e lontano. Diciamo che la città a misura d’uomo non è così facile da trovare.

La società americana è completamente car-dependent. Diretta consequenza di quanto ho detto sopra, senza macchina non vai da nessuna parte. Le cose sono così distanti  che pensare di muoversi a piedi è impensabile, ci vorrebbe una giornata solo per andare al supermercato, e anche se ci si volesse muovere in bicicletta, spesso non ci sono le condizioni per farlo, dato che non esistono spazi nella strada in cui le biciclette possano muoversi liberamente. Effetto di ciò è che molto spesso vedrai molte più persone in fila al drive-thru di qualche fastfood che all’interno, dato che le persone ormai non hanno nemmeno più voglia di parcheggiare e fare due passi per arrivare dentro. Persino le chiese hanno un’area di parcheggio 10 volte la grandezza dell’edificio.

Gli Americani mangiano molto male! Vabbe, quello si sapeva, ma la cosa che è sorprendente è che mangiano molto meno in termini di quantità di quanto mangiamo noi italiani, ma nonostante ciò riescono ad essere per la maggior parte non esattamente in forma(per usare un eufemismo). Non è che siano tutti grassi, anzi, ci sono tantissime persone magre, ma in generale la costituzione corporea è molto più grossa di quanto siamo abituati a vedere.

La vita notturna è un pallido ricordo.. Se si vuole sperare di trovare un qualche tipo di intrattenimento serale o notturno, bisogna avventurarsi nelle grandi città (le varie  NY o Chicago citate all’inizio). Per il resto dopo le 9, spesso anche 8:30 le città sono morte, non si vede nessuno in giro tranne quelle poche persone che vanno a far la spesa nei supermercati 24h. I ristoranti chiudono verso le 9 e ad eccezione di qualche bar in cui ovviamente gli under21 non possono entrare, non c’è tanto altro da fare.

Quasi tutto, veramente, anche il più piccolo ed insignificante negozio fa parte di una catena. Difficilmente potrai trovare quel piccolo alimentari, il negozio di vestiti gestito da qualche eccentrico ragazzo, la libreria che è lì da 100 anni, il barbiere, a cui siamo abituati in Italia. Il mercato libero è ormai stato soffocato dalla presenza delle catene, che non ammettono competizione.

La gente è veramente malata con le armi… Andare da Walmart e trovare fucili d’assalto e pistole di ogni genere lì in bella esposizione fa veramente strano. Però poi si lamentano delle sparatorie continue e i massacri nelle scuole…

Gli adolescenti vestono solo “firmato”, ovvero, la maggior parte delle cose che indossano sono Nike, Adidas, Under  Armour o qualche altra grande azienda sportiva. L’importante, è che il logo sia ben visibile. Se non l’avete mai fatto, andate ad ascoltare e leggere la lirica di Wings di Macklemore. Quella canzone parla proprio del consumismo sfrenato alla ricerca del “marchio”.

I ragazzi hanno spesso lo spirito d’iniziativa di un bradipo. Per riuscire a fargli far qualcosa che non sia trovarsi tutti a casa di qualcuno a vedere un film o giocare all’xbox(son veramente drogati di videogame) o andare al cinema bisogna smuovere mezzo universo.

I ragazzi(questa volta riferito solo al sesso maschile), e questo l’ho notato sia parlando con le ragazze che nelle discussioni con altri ragazzi a scuola, sono peggio di degli scimpanzè in calore. L’unica cosa che vogliono è sesso, e non si pongono decenza nel fare domande del tipo “sei vergine” o “ti piace farlo sporco” dopo 5 minuti che conoscono una ragazza. Ah, e ovviamente chiedono foto nude a ragazze a destra e a manca.

Molte ragazze, d’altro canto, non si fanno molti problemi ad assecondare queste richieste, mandando foto nude a persone che manco conoscono.  Diciamo che in generale non è l’espressione del  romanticismo versione Shakespeariano.

Passando a quelle positive

Se un giovane vuole lavorare, è pieno di possibilità. Infatti la maggior parte dei ragazzi ha un lavoro e soldi propri, con i quali può fare quel che vuole. Ovviamente lavorare in Fast food non è la più eccitante delle postazioni lavorative, ma non è l’unico posto in cui si può lavorare, molti hanno impiego anche nei negozi di vestiti, gelaterie, negozi sportivi ecc. E in ogni caso qualche spicciolo in tasca ce lo si mette anche da McDonalds.

Quando i ragazzi sono sportivi, lo sono per davvero. Non è inusuale che uno dei migliori giocatori della squadra di football, non giochi anche a basket con risultati ottimi, e magari si dia al baseball o lacrosse che sia in primavera (per fare un esempio). Vedere quanta importanza lo sport abbia nella vita dei ragazzi è impressionante.

Questa prossima impressione è molto personale e ampiamente discutibile: La percentuale di fumatori tra gli adolescenti è infinitamente bassa, anzi, la maggior parte dei ragazzi disgusta le sigarette e chi le fuma.  Cio è anche figlio di una società in cui i genitori preferirebbero trovare i probri figli con una canna in mano piuttosto che una sigaretta.

Questo non c’entra nulla con la società o i posti, ma quando il cielo è chiaro si vedono le stelle da dio. La percentuale di inquinamento luminoso è veramente bassa (non ci sono lampioni stradali per la maggior parte).

Chiudo qua questo round di impressioni un po’ perchè non me ne vengano altre alla mente un po’ perchè non ho più voglia.

Chiedo però ad altri exchange che leggeranno questo post, di aggiungere nei commenti le proprie impressioni, che magari non ho messo o che proprio non ho mai avuto.

Alla prossima! :3

It’s Christmas time!

Sembrava quasi che mi fossi dimenticato di avere un blog, dato che non scrivevo da più di due mesi.. Non è così, ma le cose da fare son tante, il tempo è poco e l’Italiano fa cilecca..

Negli ultimi due mesi e passa sono successe tante, tante, tante, tante (ok tante) cose.  Beh, apparte Halloween, ad Halloween non ho fatto nulla, ma quello vabbè, non ho tanti amici qua (bega delle scuole enormi) e quei pochi che ho non avevano voglia di fare nulla la sera di Halloween, quindi è passata come una sera come tante.

I primi giorni di novembre avevo i Tryouts per basket (sono la morte, veramente). Nonostante aver passato due dei tre giorni di tryout, ed essere andatoa tutti gli allenamenti di preparazione, al terzo giorno il coach decide di tagliarmi e dice: Mi dispiace, ma Preferisco giocatori che possano aiutarmi anche il prossimo anno… (si le teste di cazzo sono ovunque). Quindi niente basket per quest’anno, mi dispiace, ma non tutto è sempre un male. Infatti ora mi darò al rugby, un’altro sport che mi piace tantissimo.

Dopodichè novembre è passato lento, senza avere niente da fare nel pomeriggio, come sono sempre stato abituato a fare, e la scuola non inpegna così tanto al pomeriggio. Così mi sono dato a guardar film a livello professionistico…. Penso che l’America mi stia contagiando. Novembre è anche stato il mese un po’ più problematico con la famiglia: Loro hanno un negozio, e praticamente sono sempre lì dentro, almeno uno di loro, salvo rare eccezioni. Novembre è stato il mese in cui son stati più impegnati là, e non erano mai a casa, e se dovessi andare da qualche parte nessuno poteva accompagnarmi, dovendo quindi chiedere ad altri di darmi passaggi(non sempre potevano). Quindi la maggior parte del tempo ero a casa da solo, o meglio, a casa col fratello, ma lui vive nella sua stanza dell’xbox. Anche la sorella (che ha la mia età) era la maggior parte del tempo nella sua stanza con la musica, cagando poco chiunque altro fosse in casa (cosa per cui infatti i genitori si stanno incazzando parecchio con lei). Non ho avuto nessun tipo di discussione con la famiglia, ma un po’ di clima teso c’era.

Per la storia del negozio alla fine ho lasciato perdere, anzi, ho capito: hanno orari forzati di apertura, quindi per quanto non piaccia nemmeno a loro, qualcuno deve essere là, e non possono sempre pagare un dipendente per stare. Quindi ora quando non ho nulla da fare, piuttosto che stare a casa da solo vado con loro in negozio e li aiuto, che oltre ad essere un passatempo è un modo per ringraziarli. Infatti stanno apprezzando.

Anyway, tornando a Novembre, dopo tre settimane di noia finalmente Thanksgiving break. Il che significava una cosa: SI VA A DISNEEEY.

Ok la cosa può sembrare molto exciting, ma l’andare giu in Florida in macchina lo era un po’ meno…. Già, io vivo in Indiana. Il viaggio di andata è stato la bellezza di 14 ore, ma il ritorno voleva far di meglio, quindi si è messo d’impegno e con fatiche e patemi dopo 19 ore eravamo a casa.

Tutta la sofferenza è valsa però la pena, ripagato da una bella visita a Disney (che tra parentesi costa una follia, ma quello vabbe), che altrimenti non avrei visto mai in vita mia, se non tra qualche decina d’anni, con una mia replica formato piccolo in spalla.

Occorre dire che il vero motivo per cui ci trovavamo a disney era un torneo di calcio del mio Hbrother, del quale non me ne potesse importare meno, Infatti io e la mia Hsister ce la siamo svignata a Disney Park.

Dopodichè era dicembre,e dopo un’uscita in un posto creepy, in cui praticamente rivivevi la fuga di uno schiavo nel 1817, in un’ambientazione fatta veramente bene(mannaggia al freddo) a cui la mia local coordinator ha portato me e gli altri ragazzi che segue, è stato tempo di studio… e Finals.

I finals sono l’esame d’assestamento del semestre, in cui dai esami per tutte le materie in tre giorni, possibilmente su tutto quello che hai fatto durante il semestre. Sono visti dagli studenti qui come una cosa difficilissima che li manda fuori di testa: vedi gente iperstressata, che dorme 4 ore a notte per studiare, o altri che semplicemente si rassegnano o se ne fottono. Il clima, data la prima volta che facevo questi esami, mi aveva messo un po’ di nervosismo….. Bene, li ho finiti venerdì, e posso dire che rispetto a come li avevano descritti, e come comunque gli studenti li hanno sentiti, li ho trovati veramente facili. Ovviamente ho dovuto studiare, ma questi tipo di esami non hanno nulla a che fare con le settimane finali del quadrimestre a cui siamo abituati in Italia (specialmente per me che vado al classico).

Tutti i professori ti forniscono una “study guide” che praticamente è la guida a tutto ciò che sarà nell’esame, domanda dopo domanda. Basta studiare quel che è scritto li e sei a posto (lo dicessero al mio prof di storia e filosofia in italia, si metterebbe a ridere). In ogni caso tutti gli esami sono a risposta multipla, quindi se qualcosa hai studiato durante il semestre, riconosci la risposta.

Come simpatica conclusione della settimana dei finals, un amico mi dice che ha un biglietto in più per la partita degli Indiana Pacers, chiedendomi di andare. Un’offerta così non si può rifiutare, quindi mi son goduto una bella partita NBA! (seppur i nostri posti erano più o meno sulla stratosfera 😂)

Ho detto che avevo tanto da raccontare e mi sembra di aver detto veramente poco, in ogni caso durante le vacanze avrò tempo per scrivere qualcos’altro.

Buon Natale!   ⭐️ 🌟⭐️ 🌟⭐️ 🌟

P.S vi lascio un paio di foto

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How do you like America so far?

Se vi trovate negli Stati Uniti come me, o se avete intenzione di fare ciò, aspettatevi questa come la domanda che vi verrà posta più spesso. I primi giorni è anche difficile rispondere: sei arrivato da poco, hai visto tante di quelle cose nuove che ne hai la testa piena, non sai nemmeno come interpretarle, se ti piacciono o meno, che ne pensi; sicuramente ti sembrerà differente. Quindi quando questa domanda ti viene posta, probabilmente dopo qualche balbettio la tua risposta sarà solamente: I like it!  Una risposta stupidamente troppo semplice per quello che chi ti ha posto la domanda si aspetta.

Ora, dopo più di due mesi qui, ho una piccola lista delle cose che i like, so far: 

1:Tutto è semplicemente più grande, a volte è bello, a volte no. E’ nella natura del popolo americano mostrare la loro grandezza e potenza: case enormi, pick up e SUV anche in città, qualsiasi luogo di vita pubblica, la scuola addirittura. La parte del “più grande” che non mi piace è quella legata alle città: tutto è ampliato, esagerato, persino gli spazi tra le abitazioni, e tra queste e qualsiasi altra cosa. Per andare in qualsiasi luogo, che sia la scuola, il centro commerciale, il cinema o un ristorante devi prendere la macchina. La libertà che noi ragazzi Italiani conosciamo di poterci muovere in bicicletta, o a volte persino a piedi non esiste qui. (d’altronde la società Americana è ben conosciuta come car-dependant).

2: La scuola è veramente l’ambiente che cresce i ragazzi: le lezioni sono dalle 7:30 alle 3, dopo questo orario la scuola non chiude i battenti non appena la campanella suona, come siamo abituati a vedere in Italia, ma resta aperta fino a notte inoltrata proponendo attività di tutti i generi per gli studenti, dagli sport, innumerevoli e di ogni genere, e per cui i ragazzi vanno pazzi, ai club, meeting con un tema specifico, promossi e portati avanti dai professori stessi spesso a loro spese per dare la possibilità ai ragazzi di conoscersi e di sperimentare qualsiasi cosa il club proponga o condividere un’esperienza comune, alle lezioni extracurriculari su argomenti più e meno legati all’ambito scolastico. Tutto ciò è gestito unicamente dal personale scolastico, che non riceve spesso alcun compenso aggiuntivo per questo. Gli educatori cercano in ogni modo di stimolare i ragazzi a dare il meglio di se stessi, a scoprirsi, a conoscere e nello stesso tempo danno loro qualcosa da fare, astenendoli dalla moria di ragazzi nei parchi, bar, circoli che siamo abituati a vedere, impegnati nel far nulla. I ragazzi stessi non possono capacitarsi di una vita in cui la scuola non permei così tanto nella vita dello studente; quando dico ciò, la loro risposta è: ma quindi cosa fate del vostro tempo libero?………(magari qualcosa da imparare c’è)

3 Lo sport è cultura: le case sono piene di sport, chiunque segue e conosce dettagli di più di uno sport, supportano la loro squadra preferita e non ne perdono una partita. Consequenza di ciò è che anche i ragazzi sono estremamente nello sport fin dalla tenera età, quasi tutti praticano diversi sport, ottenendo risultati in tutti. Ovviamente esiste anche una grande quantità di persone totalmente al di fuori dello sport e interessate solamente in videogame e tv ed estremamente fuori allenamento. Questi due fatti sono le due facce della stessa medaglia, coniata da ciò che ho detto nel punto #1: esistendo pochi luoghi al di fuori della scuola dove i bambini possano interagire tra se, e se questi esistono, spesso si trovano lontani da casa, ci sono due modi in cui il bambino americano passa il suo tempo libero: O giocando fuori, sulla strada e giardini del neighborhood (si, qui è ancora possibile per i bambini correre e seguire una palla per strada, le macchine sono presenti solo quando la gente torna dal lavoro), o si rintanano in casa con i loro maxischermi a giocare con xbox o playstation che sia. P.S: molti ragazzi fanno entrambe le cose, è assurdo quanto conoscano e parlino di videogame.

4 La patria è sacra, un concetto difficile da vedere nell’Italia del giorno d’oggi: La maggior parte del popolo americano, incredibilmente anche gli immigrati, è inimmaginabilmente patriottica. Amano il loro paese e non accettano che venga schernito (ne sappiamo qualcosa noi italiani, sul venir scherniti). Ogni casa ha l’asta per la bandiera nel porticato, in modo da poterla espore nei giorni di festa nazionale e molti la issano ogni mattina.

5 Lo spirito scolastico è profuso in una maniera inimmaginabile, in ogni parte della scuola ci sono gli stemmi dei vari sport, poster dei giocatori e citazioni sulla forza mentale. Ogni mattina vengono forniti i risultati delle partite, che sia freshmen, javie o varsity team. Gli studenti vanno a vedere e tifare a tutte le partite e grande parte del vestiario di questi è l’abbigliamento fornito dal merchandising scolastico. Si vedono più felpe, maglie con la scritta Royals (la mia scuola), che qualsiasi altra firma importante di vestiti.

6 Gli insegnanti, allenatori, chicchessia, ti sprona a dare del tuo meglio, a impegnarti di più quando sbagli o non raggiungi i tuoi obbiettivi, invece di demonizzarti o demoralizzarti come siamo abituati a vedere nella nostra amata Italia. Non solo i migliori sono lodati e tenuti in considerazione, anche i mediocri sono invitati a partecipare e a mostrare le loro qualità. La società è veramente meritocratica.

7 90% percento degli adolescenti che conoscerai ha un lavoro. In Italia se riesci a trovare un lavoretto stagionale sottopagato in nero sei fortunato e se quando hai 20 anni sei pagato 7,25$ l’ora(il minimo salariale qui) sei graziato. qui negli US sin dai 15 anni la gente lavora, cercando di mettere da parte i soldi per le proprie esigenze e svaghi. E’ raro che un genitore servisca e riverisca il figliolo finchè vive sotto il proprio tetto: ti ho comprato la macchina, la benzina sono cazzi tuoi ora; vuoi andare al cinema/parco divertimenti/svaghi vari? Lavora e pagatelo. Nessun ragazzo riceve la “paghetta” a cui noi siamo abituati. O ti impegni, fai i tuoi soldi e fai quel che ti pare, o stai a casa ad annoiarti.

8 Tutti sono più gentili e solari: é difficile che a scuola tu veda persone con il broncio lanciare sguardi mortali a chiunque si pari sulla loro strada. Tutti ti salutano, chiedono come va (vi sembrerà strano i primi giorni qui, ma il saluto qui è: ehy! How are you?/whats’up?/how are you doing?/everything fine?….. Basta un “fine, you?”, non impegnatevi in discorsi filosofici sulla vostra vita), se sei vestito bene te lo fanno notare, se hanno saputo riguardo qualche tuo felice avvenimento ti fanno i complimenti, ti chiedono che programmi hai ecc.. “Be kind” è parte del loro dna, ed è veramente piacevole.

9 Gli Americani sono diretti, se ti devono dire qualcosa il discorso è “straight to the point” niente farfugli e inutili commenti. Se può far male ma è necessario non ci pensano su tanto. Forse è anche per questo che il business Americano è spesso un passo avanti.

10 Il weekend è il vero weekend: venerdì pomeriggio è l’ultimo giorno della settimana in cui il tuo cervello ha bisogno di essere al 100%, finisci i compiti(pochi, il tempo libero deve essere tale, non soffocarsi sui libri) che ti hanno dato e il sabato e la domenica li puoi dedicare a te stesso, ai momenti familiari, a stare con gli amici o semplicemente a riposarti, ristorare il tuo corpo e cervello.

Mi fermo a dieci punti perchè un elenco di 10 mi sta simpatico, ma ci sono altre cose che potrei dire, magari ne parlerò più avanti. Così come presto arriverà un “How I don’t like America so far”.

Al prossimo aggiornamento!

Sono quasi due mesi!

So che è tanto che non scrivo qua, ma tra gli impegni a scuola, basket, studio il tempo libero è veramente poco, e quando c’è prendere il computer e scrivere non è la mia prima voglia. E dopotutto sto cercando di limitare ‘uso dell’italiano quanto più possibile.

Ho visto con gradevole stupore che la maggior parte delle visite su questo blog sono dall’Italia, che vuol dire che come noi exchange facevamo l’anno scorso, i nuovi applicanti stanno guardando i nostri blog per iniziare a sognare questa avventura o per soddisfare i propri dubbi.

Passando al sodo ho tante cose da raccontare e voglio iniziare dalla scuola: le prime settimane ovviamente sono state un po’ complicate a causa della lingua, arrivavo all’ultim’ora(che per fortuna è una study hall) con il cervello mezzo fuso e stanco, ma realizzando che avevo una montagna di compiti da fare(si questo è il brutto di avere le stesse materie tutti i giorni). Ero felice di aver ascoltato la mia hostmum, local coordinator e counselor che mi avevano convinto a scegliere materie abbastanza semplici e che non mi avrebbero dato problemi. Ora però, dopo più di un mese dall’inizio mi pento di quella scelta. Già, perchè come è normale il mio inglese è migliorato molto, non devo più passare ore a leggere poche pagine perchè non ne capisco il significato: quello che mi impiegava due ore ora ne prendè la metà se non meno. Fortunatamente ho scelto quasi tutte materie semestrali, quindi il prossimo semestre cambierò quelle che avevo scelto(anche quelle facili) con materie più interessanti ed impegnative. La scuola americana offre così tante possibilità, materie differenti e attrezzature che in Italia non vedremo mai, ed è veramente un peccato sprecare questa possibilità scegliendo classi basiche e meno impegnative per paura della lingua(ovviamente questo è il mio parere, anche le classi semplici possono essere molto interessanti, dato che utilizzano un’infinità di attrezzature anche lì).

Ho iniziato il conditioning per basket, farò i tryouts e spero di entrare nella squadra. Non è così semplice dato che è ci sono tante persone ai tryouts e un numero limitato di posti (non come la squadra di football, dove ci sono 50 giocatori) e soprattutto c’è un’enorme differenza fisica tra noi europei e gli americani (qui la palestra è un luogo di culto).

Durante il weekend del labor day sono andato con la mia hsister e hdad a Chicago ad un festival di musica jazz. E’ una città stupenda, una piccola New York con meno traffico e costruzioni più belle, molto curata, che si affaccia sul lago Michigan(sembra che sia sull’oceano da quanto è grande il lago, non ne puoi vedere la fine). Il festival era a Millennium park, un auditorium all’aperto con un’ottima acustica, nel bel mezzo di un parco nel bel mezzo di Chicago.

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Abbiamo passato veramente una bella giornata, quasi come una famiglia (già, perchè mancavano madre e fratello, che erano ad un torneo di calcio). Purtoppo il tutto si è dovuto svolgere in giornata, dato che il mio hostdad doveva tornare a casa, dato che il negozio sarebbe stato aperto il giorno dopo, nonostante fosse labor day.

Proprio questo negozio è una pecca della mia famiglia: o devono tenere aperto 7 giorni su 7 fino alle 9 di sera, quindi uno dei due genitori è sempre là, perciò non possiamo mai fare le cose come una famiglia, ma solo a pezzi. E’ veramente poco il tempo in cui tutti sono a casa, e durante quel tempo non facciamo mai nulla perchè hanno giustamente voglia di riposare.

Ultima parte, cercherò di essere breve perchè mi sto dilungando, Amicizie: a scuola sono parecchie le persone che vengono a parlare con me sapendo che sono un exchange, ma la magggior parte di loro lo fa perchè noi exchange siamo una cosa strana ai loro occhi, non riescono a capacitarsi come un ragazzo a 17 anni possa lasciare casa sua per andare a studiare un anno all’estero (una cosa che ho notato è che qui i ragazzi sono molto meno indipendenti, probabilmente a causa delle leggi molto più restrittive, ad esempio i minorenni non possono trovarsi fuori di casa senza un adulto dopo le 11:30), quindi vengono, fanno alcune domande, a volte interessate a volte irritanti( in Italia usate i cellulari?) o ti chiedono di dire qualcosa in Italiano, spesso chiedendoti di dire quelli che sono gli stereotipi riguardo gli Italiani. Poche sono le persone interessate veramente ad un’amicizia con te, e spesso li trovi nei club pomeridiani(io mi sono anche ritrovato una stalker che andava dicendo che ci stavamo frequentando, dopo che abbiamo parlato per messaggio per un po’ di giorni. Ma questa è un’altra storia).

Chiudo qui questo lungo e intenso raccondo del mio secondo mese qui.

Al prossimo aggiornamento!

First football game!

Dopo due settimane dall’inizio della scuola, è stata la volta dell’apertura della stagione di football, lo sport per eccellenza del popolo americano.

…………..

Venerdì mattina, scuola, pranzo nella caffetteria centrale:

Il pranzo, che stava procedendo come i normali altri giorni, è stato interrotto da un avvenimento alquanto insolito(per me):        Il e la capi del consiglio studentesco, salgono su uno dei tavoli rotondi, accerchiati delle cheerleader, e attirando l’attenzione di tutti, iniziano ad urlare, prima scandendo ogni parola, poi a mo’ di coro sbattendo i piedi sul tavolo, “i believe that we can win”, e assieme a loro tutte le persone presenti. Non solo questo: l’intera squadra di football(50 persone) girava con la divisa da gioco per i corridoi, e le cheerleader con il tutù.

Anche dagli autoparlanti il preside invitava tutta la scuola ad andare alla partita.

La sera, arrivata l’ora della partita andiamo al campo, vestiti obbligatoriamente con una maglia della scuola, e una volta arrivati la scena era questa: tutti gli studenti, sistemati per anno(i senior più vicino i freshmen in cima) vestiti di blu o completamente verniciati di blu e bianco, con le facce pitturate, striscioni e tamburi, ad incitare la squadra sin dal riscaldamento. Dopodichè è arrivata la marching band, composta da quasi 150 studenti, ad accendere il ritmo.

Inno nazionale e via alla partita!

Nonostante l’altra squadra ci stesse massacrando, nessuno smetteva di cantare, più interessati a tenere alto lo spirito scolastico che alla partita.

Cose che in Italia non sarebbe mai possibile vedere, un senso di appartenenza alla scuola altissimo, e le squadre di qualsiasi sport e livello seguitissime…. Magari qualcosa da imparare c’è per noi Italiani!

P.S abbiamo perso 28-7, ma comunque è stato uno spettacolo per il clima che si trovava attorno al campo!

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Le mie prime settimane americane!

Probabilmente questo articolo sarebbe dovuto arrivare prima, ma, mea culpa, jo iniziato il blog tardi e ora che la scuola è iniziata non ho più tanto tempo libero.

In ogni caso voglio parlarvi delle mie prime due settimane qui negli USA!

Eravamo rimasti alla partenza dal ministay a NY. Dopo due ore di volo interno sono arrivato finalmente all’aereoporto di Indianapolis, con il cuore in gola sono sceso dall’aereo e ho iniziato a camminare verso il luogo dove avrei dovuto incontrare la mia Hostfamily. Appena mi hanno visto da lontano mi sono corsi incontro, mi hanno accolto con tanti  abbracci ed un regalo di benvenuto, che consisteva in una tazza con la bandiera Americana riempita di ogni tipo di sweeties americani, giusto per farmi capire dove mi trovassi. Dopodichè abbiamo preso la macchina e ci siamo diretti verso casa, una mezz’oretta di macchina. Ed ecco che ho notato subito una cosa che mi ha scioccato: qui gli spazi sono enormi, tra una città e l’altra ci sono kilometri di campi di mais e null’altro, le case sono tutte enormi e con il proprio giardino, ogni neighborhood è enorme ed ha i propri svaghi all’interno; ma soprattutto, la cosa più strana: senza macchina non si può andare da nessuna parte, le cose sono lontanissime tra loro e non esistono mezzi pubblici, con l’eccezione del bus scolastico. Un chiaro esempio della mania di grandezza degli americani, legata anche al fatto che hanno enormi lande di terra su cui espandersi.

Dopo aver mangiato qualcosa siamo arrivati a casa; sembrava una scena da film, una volta entrati nel vicinato, una successione di villette, ognuna con il giardino ed il canestro nel vialetto. La casa è meravigliosa ed enorme, sebbene qui sia considerata anche piccola.

Dopo essermi sistemato in camera ho passato tutto il resto della giornata con la famiglia, per conoscerli meglio: sono meravigliosi ed un po’ strano, con un modo di fare tutto loro, e hanno cercato in tutti i modi di farmi sentire a casa.

I primi tre giorni sono stati una tortura con la lingua, ogni volta che parlavo con qualcuno dovevo chiedere di ripetere e di parlare più piano. Gli americani mangiano un sacco di parole mentre parlano e ad un orecchio non abituato sembrano tutte frasi senza senso. Questa cosa è però svanita quasi subito, grazie al fatto che sento pararlare e parlo inglese continuamente.

Il giorno dopo sono andato a scuola a registrarmi, ed ho subito il più grande shock da quando sono qui: l’edificio è enorme, almeno 10 volte la mia scuola in Italia, le classi sparse ovunque, 4 campi da basket regolamentari, una piscina, una palestra enorme, 7 campi da baseball, 12 da tennis, 2 da calcio, 1 da football. Visto il mio shock l’ho girata tutta con la mia hostsister per cercare di figurare dove fossero le mie classi.

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Dopo aver passato l’ultima settimana di vacanza esplorando la mia nuova città, è stata la volta dell’inizio della scuola.

Il primo giorno è stato qualcosa di scioccante: la scuola inizia alle 7:30 e finisce alle 3. Dopo 10 minuti sul classico bus giallo, siamo arrivati, i corridoi erano popolati da miriadi di studenti. Dopo aver lasciato le mie cose nell’armadietto, sono andato verso la mia prima classe, ed ecco la cosa più strana della giornata: al suono della campanella tutti si sono alzati verso la bandiera, mano sul cuore, per pronunciare il giuramento alla bandiera (presente in ogni classe). Il primo giorno i professori si dedicano alle presentazioni e alla spiegazione delle regole della classe, non granchè altro. Una nota dolente della giornata è stata quella relativa al conoscere nuove persone: come hanno constatato anche altri exchange, nelle scuole grandi (la mia ha più di 3000 studenti) è molto difficile fare amicizie, perchè nemmeno gli altri studenti si conoscono tra di loro e quindi non notano la presenza di una nuova persona. Unicamente presentandoti come exchange student mostrano qualche attenzione, unicamente per questa “stranezza”.

Di un altro livello invece è l’informatizzazione della scuola: ad ogni studente è richiesto un tablet o un laptop, che può anche affittare, dato che la maggior parte dei libri è in formato digitale, la scuola fornisce tutti gli strumenti necessari, compresi i libri e per ogni studente la versione completa di office da installare sul computer.

Un’altra cosa stupenda qui è lo spirito scolastico degli studenti: tutti hanno maglie, felpe ed accessori della scuola, vestono i colori della scuola, vanno alle partite di tutte le squadre per sostenerle.

Dopo ormai più di una settimana mi sono adattato oramai alla scuola, ho cambiato fisica con psicologlia (per fortuna) e ho già sostenuto diversi test, tutti con domande a risposta multipla, veramente facili. Unica nota dolente è l’enomità di compiti che ci vengono assegnati, dato che ogni giorno si fanno le stesse materie.

Finisce qui il resoconto di queste prime settimane, carico di impressioni su questa nuova cultura.

Tornerò presto con un nuovo articolo!

Ministay a NYC!

Ciao a tutti di nuovo,

avrei voluto scrivere di ciò prima ma ora che la scuola è iniziata è difficile trovare del tempo, ora che è sabato ho un piccolo spot disponibile.

Tralasciando tutto il resto, oggi voglio parlare di quei tre fantastici giorni passati a NY prima di approdare nella mia nuova famiglia.

Come già detto nel precedente articolo, appena scesi dall’aereo siamo stati catapultati a Times square, l’icona di NY: Traffico intensissimo, grattacieli enormi e cartelloni pubblicitari luminosi dei più famosi franchising, che ti invitano a comprare di tutto.

Dopo una cena al volo con un tipico Hotdog, siamo finalmente arrivati in Hotel, il quale non si trovava a Manhattan, bensì in New jersey.

Sarebbe stata una corretta supposizione che dopo un intero (e passa) giorno in piedi andassimo a dormire, ma ovviamente non si poteva dormire!

Come se ci conoscessimo da tempi remoti ci siamo ritrovati tutti e sei in camera insieme a parlare delle nostre vite e anche ovviamente a dire qualche(molte) cazzata.

Dato che era qualcosa come mezzanotte (le sei per i nostri orologi dato che ci eravamo svegliati in Italia) e qualcuno, Sara, iniziava già a cedere (vedi foto), ci siamo decisi ad andare a letto.11865234_10206022479178818_366696242_o11847703_10206022500059340_1156617789_o11865186_10205993075523745_1582004661_o

Il secondo giorno è stato un giorno densissimo, passando dalla Grand Central Station, un enorme scalo ferroviario, al TOP OF THE ROCK, da cui ci siamo goduti una splendida vista su tutti i lati di Manhattan, specialmente su Central Park, al tempo libero sulla Fifth Avenue, costellata di negozi, per poi andare propriamente dentro Central Park, in cui abbiamo mangiato cozzando (parola d’ordine del ministay) sul prato, circondati da scoiattoli e alberi, in un’atmosfera stupenda, dato che alzando la testa potevamo vedere le enormi sagome dei grattacieli, ma il frastuono dell’assurdo traffico della città era lontano da noi. Ultima tappa del giorno è stato un bus trip di Harlem, il nucleo propriamente abitativo della città, dove ci siamo fermati a Mangiare, in un Barbeque Texano.

Il terzo giorno, l’ultimo del ministay, è stato ancora più intenso. Partendo dalla High Line, un parco pubblico ricavato su vecchi binari rialzati, abbiamo visitato gran parte della Lower Manhattan, passando ovviamente per l’imponente Brooklin Bridge e come ultima tappa la visita al 9/11 Memorial. Un luogo carico di simboli ed emozioni, simbolo anche della potenza degli USA, che da quello che era diventato Ground Zero, un’enorme distesa di macerie, hanno ricostruito ciò che era andato distrutto, senza tralasciare la parte del ricordo delle vittime: Due enormi vasche grandi quanto la base delle Twin Tower, in cui l’acqua scorre continuamente verso il basso, per finire in un buco di cui è impossibile vedere la fine, circondate dai 3000 e passa nomi delle vittime dell’attentato.

Nel mezzo delle visite c’è stato il momento clue della giornata: Il tour sull’Hudson non con un tipico battello, bensì con la Shark boat, un motoscafo guidato da un pazzo newyorkese, in cui la prima cosa che ti viene detta è: If you don’t want to get wet, this boat is not for you! Promessa mantenuta! La barca andava a folli velocità per passare da un’attrazione all’altra, e se non bastava quello a inzupparti, ci pensava la crew con le pistole ad acqua.

Ultima fermata del giorno e del ministay è stata in New Jersey, per fotografare la meravigliosa skyline in notturna.

La notte è stata al segno dell’insonnia, dato che la prima partenza era prevista per le 3, quindi non siamo andati a dormire per niente, per stare con tutti quel poco tempo che ci rimaneva insieme, e una sveglia non molto piacevole alle 5 ci ha portato verso le nostre nuove vite

E’ giunto al termine dunque il racconto di questi tre meravigliosi giorni, sia per il luogo, l’intrigantissima NY, che per le persone che hanno contribuito a rendere ancora migliori questi tre giorni. Un grazie e un saluto speciale a Sara Gaia Concetta Pietro e Davide, che da completi sconosciuti si sono rivelati ottimi amici!

A breve aggiornamenti con i primi giorni di vita americana!11882856_10206022504539452_1437792678_oGaietta che dorme :311900584_10206022494499201_745099200_o11900625_10206022503459425_260526036_o11901715_10206022498739307_971904917_oConcetta Tenta il suicidio11908824_10206022501979388_2064969053_o11914002_10206022491859135_1500644565_oBad Boyz19682363444_924835d3ed_o19685176663_ff9178613e_o20117015358_f17b863e57_o20117032398_981f2e3da5_o20118344599_1f14e185f5_o20119427069_777942e290_oMMS20297033422_9cf3c39aa1_oCentral Park20304731995_7cb83397db_o 20311436341_28f0cecc8c_oDSC_0010High LineDSC_0081Dopo la shark boatDSC_0082DSC_0105Memoriale 9/11DSC_0125DSC_0139Pietro alle prese con il playgroundgroup1

Partenzaaaa

1° agosto, 9 di mattina.

Dopo una notte come tutte quelle della settimana passate dormendo qualcosa come 4 ore, mi sono svegliato, dovevo finire di impacchettare tutte le cose e preparare tutto ciò che fosse necessario alla partenza.

Ho fatto dei giri con i miei genitori per comprare le ultime cose necessarie, mangiato e sono andato al mare, dove mi aspettavano tutti.

Ultima partita a pallavolo e ho salutato tutti, con abbastanza tristezza, anche perchè mi son visto circondato da veramente tante persone(cosiccome alla fantastica festa d’ “addio” che mi hanno organizzato). Ultimi saluti e abbracci e sono andato verso casa, dove mi aspettavano i miei. Abbiam preso le valigie, salutato i parenti, e via verso Roma.

Dopo 4 ore siamo giunti a Fiumicino, mangiato dell’ottimo pesce sul porto (so che mi mancherà tantissimo il buon cibo), e siamo andati verso le stanze che avevamo affittato per dormire quelle misere tre ore prima di partire.

…………………………………….ore 4…………………………..

Convocazione in aereoporto ore 4:30, arrivo come mio solito un po’ in ritardo, trovo lì Concetta, un’altra exchange che veniva dalla Sicilia. Insieme ci dirigiamo verso il check-in dove troviamo un’addetta Wep ad aiutarci.

Imbarchiamo i bagagli (non senza qualche occhione dolce dato che erano abbondantemente sopra il peso consentito) e andiamo verso il terminal.

Saluti e ultimi abbracci con la famiglia, non so come nessuno ha pianto, è stato un saluto non troppo tragico, sinceramente mi aspettavo peggio.

Passati i security check io Concetta e l’assistente ci dirigiamo verso il gate, dopo un’oretta ci imbarchiamo e via verso Francoforte. Dato che la mia compagna si può dire che fosse abbastanza loquace(ho conosciuto mezza sua vita….Cetta ti voglio bene lo sai :3 ) le due ore di volo sono passate veloce. Non altrettanto veloci sono passate le 5 ore di scalo a Francoforte, dove ovviamente ci siamo persi rimpallando tre i due terminal. Una volta trovato il gate ci siamo piazzati sulle poltrone in attesa dei nostri più fortunati compagni provenienti da milano che avevano il volo delle 10.

Una volta che anche loro ci hanno raggiunto e l’aereo è arrivato, ci siamo imbarcati, ovviamente posizionati tutti uno lontano dagli altri, specialmente io che ero 20 file avanti.

E’ stata l’ora delle 9 ore di volo…. Interminabili nove ore, in cui ho cercato di distrarmi guardando Interstellar (si non propriamente il film più corto disponibile), 5 puntate di The big bang Theory, elaborato un centinaio di foto e ancora avevo tempo. Ovviamente solo per noi il wifi quel giorno non era disponibile, quindi nemmeno provare a mettersi in contatto con qualcuno.

Finalmente atterrati, superiamo tranquillamente i controlli doganali e di sicurezza (A parte Gaia che scambiata per una pericolosissima terrorista è stata portata in un ufficio, non si sa che le abbiano fatto non ne ha più voluto parlare >.< ) , controlli in cui, se ovviamente sei negli Stati Uniti come terrorista li devi avvisare, e ci dirigiamo verso il Luggage claim.

Ritirati i nostri bagagli troviamo all’uscita Danilo, il nostro simpatico accompagnatore WEP, un’altra accompagnatrice con un gruppo di Francesi e Beghi (non altrettanto simpatici) e una tedesca di nome Norma impiantata negli Stati Uniti da anni che sarebbe stata la nostra guida per quei 4 giorni.

Saliamo su un pullman datato almeno 1980 che scricchiolava in ogni punto, e veniamo catapultati senza passare dal via a Times Square, nel centro della Grande Mela, puro simbolo del consumismo Americano, con cartelloni pubblicitari grossi come palazzi ovunque. Con nostra sorpresa ci viene subito lasciato tempo libero…………

Per ciò che è successo quel giorno e negli altri pazzi giorni del ministay dovete aspettare il prossimo articolooo

A prestooo (molto presto, probabilmente stasera)11865186_10205993075523745_1582004661_o

Follie per il Visto

Rieccomi….

Come tutti ben sapete per entrare negli USA, specialmente per viverci un anno, è necessario un visto (per noi exchange in questo caso un visto da studenti).

Caso (o meglio chiamarla sfiga) ha voluto che proprio quest’anno i sistemi andassero in tilt, quindi per tutto il mese di giugno le ambasciate sono state impossibilitate a rilasciare visti.

Ovviamente il mio appuntamento era previsto per il 21 giugno ed è stato quindi cancellato.

Nessuno si è fatto più sentire per settimane, senonchè il 7 luglio è arrivata una busta dalla wep per richiedere l’appuntamento in consolato, con tutti i documenti pronti.

Dopo un pomeriggio intero passato a completare i moduli online, che guarda un po’ non funzionavano bene proprio quel giorno, ho sottoscritto la richiesta, ma sono necessari tre ulteriori giorni per prenotare un appuntamento.

Il giorno seguente è arrivata una chiamata da Serena di Wep, la quale si diceva molto preoccupata del fatto che non avessi ancora un appuntamento per il visto, dato che la mia partenza era prevista per il 2 agosto….. Ho dovuto trattenermi per non insultarla, dato che LORO si erano presi tutto il tempo che gli servisse per inviarmi i documenti, e solo  il giorno dopo che io li avevo ricevuti loro si sono resi conto che il tempo stava stringendo.

Nonostante tutto, tre giorni dopo sono riuscito a prenotare un appuntamento per il 24 luglio, ma non senza difficoltà: non si sa perchè ma quella simpatica persona che ha compilato il mio DS2019(il modulo che attesta che noi siamo li come studenti) ha sbagliato le mie date di permanenza, posticipando di 10 giorni quella di arrivo e anticipando di 10 quella di ritorno. In consolato quindi, vedendo quelle date, continuavano ad insistere sul fatto che non avessi urgenza immediata di un appuntamento. Dopo qualche preghiera e qualche menzogna, sono riuscito a convincerli a darmi quell’appuntamento.

……………………………………………………….24 luglio……………………………………………………………………………..

L’appuntamento sembra essere andato bene, apparte l’ora di ritardo sull’ingresso, mi sono stati richiesti i documenti, si sono tenuti il passaporto su cui il visto sarebbe stato incollato e ho dovuto sostenere un piccolo colloquio con un’assistente del console, gentilissima, che mi ha assicurato che il visto sarebbe arrivato presto.

……………………………………………………..27 luglio…………………………………………………………………………

Il visto arriva a casa, ma , nel controllare i documenti mi accorgo che il console si è distrattamente scordato di firmarmi il Modulo DS2019 (guardacaso sempre lui). Inizia quindi un’odissea di due ore, tra le 7 e le 9 di sera, nelle quali, cercando di chiamare la Wep in tutti i modi sono riuscito a trovare il numero di emergenza, ma nemmeno da quello ho avuto risposte, dato che è una persona che lavora fuori dagli uffici.

In un ultimo disperato tentativo, dato che un’amica sarebbe andata a fare il visto l’indomani, ho dato a lei il modulo ed il mio visto, sperando che a Roma lo firmassero.

Il giorno seguente, tra una chiamata e l’altra della Wep che era in allarme generale,  ho ricevuto la chiamata dalla mia amica, che, dopo avermi fatto la beffa per farsi due risate, mi ha confermato che avevano firmato il modulo, ringraziandola tanto dato che quella firma è di fondamentale importanza ( ma guardacaso se ne erano scordati ).

Quindi, non senza patemi, anche il visto era pronto. Mancavano solo le valigie e qualche giorno sul calendario…..

Nella prossima puntata la partenza ed il ministay!