First football game!

Dopo due settimane dall’inizio della scuola, è stata la volta dell’apertura della stagione di football, lo sport per eccellenza del popolo americano.

…………..

Venerdì mattina, scuola, pranzo nella caffetteria centrale:

Il pranzo, che stava procedendo come i normali altri giorni, è stato interrotto da un avvenimento alquanto insolito(per me):        Il e la capi del consiglio studentesco, salgono su uno dei tavoli rotondi, accerchiati delle cheerleader, e attirando l’attenzione di tutti, iniziano ad urlare, prima scandendo ogni parola, poi a mo’ di coro sbattendo i piedi sul tavolo, “i believe that we can win”, e assieme a loro tutte le persone presenti. Non solo questo: l’intera squadra di football(50 persone) girava con la divisa da gioco per i corridoi, e le cheerleader con il tutù.

Anche dagli autoparlanti il preside invitava tutta la scuola ad andare alla partita.

La sera, arrivata l’ora della partita andiamo al campo, vestiti obbligatoriamente con una maglia della scuola, e una volta arrivati la scena era questa: tutti gli studenti, sistemati per anno(i senior più vicino i freshmen in cima) vestiti di blu o completamente verniciati di blu e bianco, con le facce pitturate, striscioni e tamburi, ad incitare la squadra sin dal riscaldamento. Dopodichè è arrivata la marching band, composta da quasi 150 studenti, ad accendere il ritmo.

Inno nazionale e via alla partita!

Nonostante l’altra squadra ci stesse massacrando, nessuno smetteva di cantare, più interessati a tenere alto lo spirito scolastico che alla partita.

Cose che in Italia non sarebbe mai possibile vedere, un senso di appartenenza alla scuola altissimo, e le squadre di qualsiasi sport e livello seguitissime…. Magari qualcosa da imparare c’è per noi Italiani!

P.S abbiamo perso 28-7, ma comunque è stato uno spettacolo per il clima che si trovava attorno al campo!

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Le mie prime settimane americane!

Probabilmente questo articolo sarebbe dovuto arrivare prima, ma, mea culpa, jo iniziato il blog tardi e ora che la scuola è iniziata non ho più tanto tempo libero.

In ogni caso voglio parlarvi delle mie prime due settimane qui negli USA!

Eravamo rimasti alla partenza dal ministay a NY. Dopo due ore di volo interno sono arrivato finalmente all’aereoporto di Indianapolis, con il cuore in gola sono sceso dall’aereo e ho iniziato a camminare verso il luogo dove avrei dovuto incontrare la mia Hostfamily. Appena mi hanno visto da lontano mi sono corsi incontro, mi hanno accolto con tanti  abbracci ed un regalo di benvenuto, che consisteva in una tazza con la bandiera Americana riempita di ogni tipo di sweeties americani, giusto per farmi capire dove mi trovassi. Dopodichè abbiamo preso la macchina e ci siamo diretti verso casa, una mezz’oretta di macchina. Ed ecco che ho notato subito una cosa che mi ha scioccato: qui gli spazi sono enormi, tra una città e l’altra ci sono kilometri di campi di mais e null’altro, le case sono tutte enormi e con il proprio giardino, ogni neighborhood è enorme ed ha i propri svaghi all’interno; ma soprattutto, la cosa più strana: senza macchina non si può andare da nessuna parte, le cose sono lontanissime tra loro e non esistono mezzi pubblici, con l’eccezione del bus scolastico. Un chiaro esempio della mania di grandezza degli americani, legata anche al fatto che hanno enormi lande di terra su cui espandersi.

Dopo aver mangiato qualcosa siamo arrivati a casa; sembrava una scena da film, una volta entrati nel vicinato, una successione di villette, ognuna con il giardino ed il canestro nel vialetto. La casa è meravigliosa ed enorme, sebbene qui sia considerata anche piccola.

Dopo essermi sistemato in camera ho passato tutto il resto della giornata con la famiglia, per conoscerli meglio: sono meravigliosi ed un po’ strano, con un modo di fare tutto loro, e hanno cercato in tutti i modi di farmi sentire a casa.

I primi tre giorni sono stati una tortura con la lingua, ogni volta che parlavo con qualcuno dovevo chiedere di ripetere e di parlare più piano. Gli americani mangiano un sacco di parole mentre parlano e ad un orecchio non abituato sembrano tutte frasi senza senso. Questa cosa è però svanita quasi subito, grazie al fatto che sento pararlare e parlo inglese continuamente.

Il giorno dopo sono andato a scuola a registrarmi, ed ho subito il più grande shock da quando sono qui: l’edificio è enorme, almeno 10 volte la mia scuola in Italia, le classi sparse ovunque, 4 campi da basket regolamentari, una piscina, una palestra enorme, 7 campi da baseball, 12 da tennis, 2 da calcio, 1 da football. Visto il mio shock l’ho girata tutta con la mia hostsister per cercare di figurare dove fossero le mie classi.

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Dopo aver passato l’ultima settimana di vacanza esplorando la mia nuova città, è stata la volta dell’inizio della scuola.

Il primo giorno è stato qualcosa di scioccante: la scuola inizia alle 7:30 e finisce alle 3. Dopo 10 minuti sul classico bus giallo, siamo arrivati, i corridoi erano popolati da miriadi di studenti. Dopo aver lasciato le mie cose nell’armadietto, sono andato verso la mia prima classe, ed ecco la cosa più strana della giornata: al suono della campanella tutti si sono alzati verso la bandiera, mano sul cuore, per pronunciare il giuramento alla bandiera (presente in ogni classe). Il primo giorno i professori si dedicano alle presentazioni e alla spiegazione delle regole della classe, non granchè altro. Una nota dolente della giornata è stata quella relativa al conoscere nuove persone: come hanno constatato anche altri exchange, nelle scuole grandi (la mia ha più di 3000 studenti) è molto difficile fare amicizie, perchè nemmeno gli altri studenti si conoscono tra di loro e quindi non notano la presenza di una nuova persona. Unicamente presentandoti come exchange student mostrano qualche attenzione, unicamente per questa “stranezza”.

Di un altro livello invece è l’informatizzazione della scuola: ad ogni studente è richiesto un tablet o un laptop, che può anche affittare, dato che la maggior parte dei libri è in formato digitale, la scuola fornisce tutti gli strumenti necessari, compresi i libri e per ogni studente la versione completa di office da installare sul computer.

Un’altra cosa stupenda qui è lo spirito scolastico degli studenti: tutti hanno maglie, felpe ed accessori della scuola, vestono i colori della scuola, vanno alle partite di tutte le squadre per sostenerle.

Dopo ormai più di una settimana mi sono adattato oramai alla scuola, ho cambiato fisica con psicologlia (per fortuna) e ho già sostenuto diversi test, tutti con domande a risposta multipla, veramente facili. Unica nota dolente è l’enomità di compiti che ci vengono assegnati, dato che ogni giorno si fanno le stesse materie.

Finisce qui il resoconto di queste prime settimane, carico di impressioni su questa nuova cultura.

Tornerò presto con un nuovo articolo!

Ministay a NYC!

Ciao a tutti di nuovo,

avrei voluto scrivere di ciò prima ma ora che la scuola è iniziata è difficile trovare del tempo, ora che è sabato ho un piccolo spot disponibile.

Tralasciando tutto il resto, oggi voglio parlare di quei tre fantastici giorni passati a NY prima di approdare nella mia nuova famiglia.

Come già detto nel precedente articolo, appena scesi dall’aereo siamo stati catapultati a Times square, l’icona di NY: Traffico intensissimo, grattacieli enormi e cartelloni pubblicitari luminosi dei più famosi franchising, che ti invitano a comprare di tutto.

Dopo una cena al volo con un tipico Hotdog, siamo finalmente arrivati in Hotel, il quale non si trovava a Manhattan, bensì in New jersey.

Sarebbe stata una corretta supposizione che dopo un intero (e passa) giorno in piedi andassimo a dormire, ma ovviamente non si poteva dormire!

Come se ci conoscessimo da tempi remoti ci siamo ritrovati tutti e sei in camera insieme a parlare delle nostre vite e anche ovviamente a dire qualche(molte) cazzata.

Dato che era qualcosa come mezzanotte (le sei per i nostri orologi dato che ci eravamo svegliati in Italia) e qualcuno, Sara, iniziava già a cedere (vedi foto), ci siamo decisi ad andare a letto.11865234_10206022479178818_366696242_o11847703_10206022500059340_1156617789_o11865186_10205993075523745_1582004661_o

Il secondo giorno è stato un giorno densissimo, passando dalla Grand Central Station, un enorme scalo ferroviario, al TOP OF THE ROCK, da cui ci siamo goduti una splendida vista su tutti i lati di Manhattan, specialmente su Central Park, al tempo libero sulla Fifth Avenue, costellata di negozi, per poi andare propriamente dentro Central Park, in cui abbiamo mangiato cozzando (parola d’ordine del ministay) sul prato, circondati da scoiattoli e alberi, in un’atmosfera stupenda, dato che alzando la testa potevamo vedere le enormi sagome dei grattacieli, ma il frastuono dell’assurdo traffico della città era lontano da noi. Ultima tappa del giorno è stato un bus trip di Harlem, il nucleo propriamente abitativo della città, dove ci siamo fermati a Mangiare, in un Barbeque Texano.

Il terzo giorno, l’ultimo del ministay, è stato ancora più intenso. Partendo dalla High Line, un parco pubblico ricavato su vecchi binari rialzati, abbiamo visitato gran parte della Lower Manhattan, passando ovviamente per l’imponente Brooklin Bridge e come ultima tappa la visita al 9/11 Memorial. Un luogo carico di simboli ed emozioni, simbolo anche della potenza degli USA, che da quello che era diventato Ground Zero, un’enorme distesa di macerie, hanno ricostruito ciò che era andato distrutto, senza tralasciare la parte del ricordo delle vittime: Due enormi vasche grandi quanto la base delle Twin Tower, in cui l’acqua scorre continuamente verso il basso, per finire in un buco di cui è impossibile vedere la fine, circondate dai 3000 e passa nomi delle vittime dell’attentato.

Nel mezzo delle visite c’è stato il momento clue della giornata: Il tour sull’Hudson non con un tipico battello, bensì con la Shark boat, un motoscafo guidato da un pazzo newyorkese, in cui la prima cosa che ti viene detta è: If you don’t want to get wet, this boat is not for you! Promessa mantenuta! La barca andava a folli velocità per passare da un’attrazione all’altra, e se non bastava quello a inzupparti, ci pensava la crew con le pistole ad acqua.

Ultima fermata del giorno e del ministay è stata in New Jersey, per fotografare la meravigliosa skyline in notturna.

La notte è stata al segno dell’insonnia, dato che la prima partenza era prevista per le 3, quindi non siamo andati a dormire per niente, per stare con tutti quel poco tempo che ci rimaneva insieme, e una sveglia non molto piacevole alle 5 ci ha portato verso le nostre nuove vite

E’ giunto al termine dunque il racconto di questi tre meravigliosi giorni, sia per il luogo, l’intrigantissima NY, che per le persone che hanno contribuito a rendere ancora migliori questi tre giorni. Un grazie e un saluto speciale a Sara Gaia Concetta Pietro e Davide, che da completi sconosciuti si sono rivelati ottimi amici!

A breve aggiornamenti con i primi giorni di vita americana!11882856_10206022504539452_1437792678_oGaietta che dorme :311900584_10206022494499201_745099200_o11900625_10206022503459425_260526036_o11901715_10206022498739307_971904917_oConcetta Tenta il suicidio11908824_10206022501979388_2064969053_o11914002_10206022491859135_1500644565_oBad Boyz19682363444_924835d3ed_o19685176663_ff9178613e_o20117015358_f17b863e57_o20117032398_981f2e3da5_o20118344599_1f14e185f5_o20119427069_777942e290_oMMS20297033422_9cf3c39aa1_oCentral Park20304731995_7cb83397db_o 20311436341_28f0cecc8c_oDSC_0010High LineDSC_0081Dopo la shark boatDSC_0082DSC_0105Memoriale 9/11DSC_0125DSC_0139Pietro alle prese con il playgroundgroup1

Partenzaaaa

1° agosto, 9 di mattina.

Dopo una notte come tutte quelle della settimana passate dormendo qualcosa come 4 ore, mi sono svegliato, dovevo finire di impacchettare tutte le cose e preparare tutto ciò che fosse necessario alla partenza.

Ho fatto dei giri con i miei genitori per comprare le ultime cose necessarie, mangiato e sono andato al mare, dove mi aspettavano tutti.

Ultima partita a pallavolo e ho salutato tutti, con abbastanza tristezza, anche perchè mi son visto circondato da veramente tante persone(cosiccome alla fantastica festa d’ “addio” che mi hanno organizzato). Ultimi saluti e abbracci e sono andato verso casa, dove mi aspettavano i miei. Abbiam preso le valigie, salutato i parenti, e via verso Roma.

Dopo 4 ore siamo giunti a Fiumicino, mangiato dell’ottimo pesce sul porto (so che mi mancherà tantissimo il buon cibo), e siamo andati verso le stanze che avevamo affittato per dormire quelle misere tre ore prima di partire.

…………………………………….ore 4…………………………..

Convocazione in aereoporto ore 4:30, arrivo come mio solito un po’ in ritardo, trovo lì Concetta, un’altra exchange che veniva dalla Sicilia. Insieme ci dirigiamo verso il check-in dove troviamo un’addetta Wep ad aiutarci.

Imbarchiamo i bagagli (non senza qualche occhione dolce dato che erano abbondantemente sopra il peso consentito) e andiamo verso il terminal.

Saluti e ultimi abbracci con la famiglia, non so come nessuno ha pianto, è stato un saluto non troppo tragico, sinceramente mi aspettavo peggio.

Passati i security check io Concetta e l’assistente ci dirigiamo verso il gate, dopo un’oretta ci imbarchiamo e via verso Francoforte. Dato che la mia compagna si può dire che fosse abbastanza loquace(ho conosciuto mezza sua vita….Cetta ti voglio bene lo sai :3 ) le due ore di volo sono passate veloce. Non altrettanto veloci sono passate le 5 ore di scalo a Francoforte, dove ovviamente ci siamo persi rimpallando tre i due terminal. Una volta trovato il gate ci siamo piazzati sulle poltrone in attesa dei nostri più fortunati compagni provenienti da milano che avevano il volo delle 10.

Una volta che anche loro ci hanno raggiunto e l’aereo è arrivato, ci siamo imbarcati, ovviamente posizionati tutti uno lontano dagli altri, specialmente io che ero 20 file avanti.

E’ stata l’ora delle 9 ore di volo…. Interminabili nove ore, in cui ho cercato di distrarmi guardando Interstellar (si non propriamente il film più corto disponibile), 5 puntate di The big bang Theory, elaborato un centinaio di foto e ancora avevo tempo. Ovviamente solo per noi il wifi quel giorno non era disponibile, quindi nemmeno provare a mettersi in contatto con qualcuno.

Finalmente atterrati, superiamo tranquillamente i controlli doganali e di sicurezza (A parte Gaia che scambiata per una pericolosissima terrorista è stata portata in un ufficio, non si sa che le abbiano fatto non ne ha più voluto parlare >.< ) , controlli in cui, se ovviamente sei negli Stati Uniti come terrorista li devi avvisare, e ci dirigiamo verso il Luggage claim.

Ritirati i nostri bagagli troviamo all’uscita Danilo, il nostro simpatico accompagnatore WEP, un’altra accompagnatrice con un gruppo di Francesi e Beghi (non altrettanto simpatici) e una tedesca di nome Norma impiantata negli Stati Uniti da anni che sarebbe stata la nostra guida per quei 4 giorni.

Saliamo su un pullman datato almeno 1980 che scricchiolava in ogni punto, e veniamo catapultati senza passare dal via a Times Square, nel centro della Grande Mela, puro simbolo del consumismo Americano, con cartelloni pubblicitari grossi come palazzi ovunque. Con nostra sorpresa ci viene subito lasciato tempo libero…………

Per ciò che è successo quel giorno e negli altri pazzi giorni del ministay dovete aspettare il prossimo articolooo

A prestooo (molto presto, probabilmente stasera)11865186_10205993075523745_1582004661_o

Follie per il Visto

Rieccomi….

Come tutti ben sapete per entrare negli USA, specialmente per viverci un anno, è necessario un visto (per noi exchange in questo caso un visto da studenti).

Caso (o meglio chiamarla sfiga) ha voluto che proprio quest’anno i sistemi andassero in tilt, quindi per tutto il mese di giugno le ambasciate sono state impossibilitate a rilasciare visti.

Ovviamente il mio appuntamento era previsto per il 21 giugno ed è stato quindi cancellato.

Nessuno si è fatto più sentire per settimane, senonchè il 7 luglio è arrivata una busta dalla wep per richiedere l’appuntamento in consolato, con tutti i documenti pronti.

Dopo un pomeriggio intero passato a completare i moduli online, che guarda un po’ non funzionavano bene proprio quel giorno, ho sottoscritto la richiesta, ma sono necessari tre ulteriori giorni per prenotare un appuntamento.

Il giorno seguente è arrivata una chiamata da Serena di Wep, la quale si diceva molto preoccupata del fatto che non avessi ancora un appuntamento per il visto, dato che la mia partenza era prevista per il 2 agosto….. Ho dovuto trattenermi per non insultarla, dato che LORO si erano presi tutto il tempo che gli servisse per inviarmi i documenti, e solo  il giorno dopo che io li avevo ricevuti loro si sono resi conto che il tempo stava stringendo.

Nonostante tutto, tre giorni dopo sono riuscito a prenotare un appuntamento per il 24 luglio, ma non senza difficoltà: non si sa perchè ma quella simpatica persona che ha compilato il mio DS2019(il modulo che attesta che noi siamo li come studenti) ha sbagliato le mie date di permanenza, posticipando di 10 giorni quella di arrivo e anticipando di 10 quella di ritorno. In consolato quindi, vedendo quelle date, continuavano ad insistere sul fatto che non avessi urgenza immediata di un appuntamento. Dopo qualche preghiera e qualche menzogna, sono riuscito a convincerli a darmi quell’appuntamento.

……………………………………………………….24 luglio……………………………………………………………………………..

L’appuntamento sembra essere andato bene, apparte l’ora di ritardo sull’ingresso, mi sono stati richiesti i documenti, si sono tenuti il passaporto su cui il visto sarebbe stato incollato e ho dovuto sostenere un piccolo colloquio con un’assistente del console, gentilissima, che mi ha assicurato che il visto sarebbe arrivato presto.

……………………………………………………..27 luglio…………………………………………………………………………

Il visto arriva a casa, ma , nel controllare i documenti mi accorgo che il console si è distrattamente scordato di firmarmi il Modulo DS2019 (guardacaso sempre lui). Inizia quindi un’odissea di due ore, tra le 7 e le 9 di sera, nelle quali, cercando di chiamare la Wep in tutti i modi sono riuscito a trovare il numero di emergenza, ma nemmeno da quello ho avuto risposte, dato che è una persona che lavora fuori dagli uffici.

In un ultimo disperato tentativo, dato che un’amica sarebbe andata a fare il visto l’indomani, ho dato a lei il modulo ed il mio visto, sperando che a Roma lo firmassero.

Il giorno seguente, tra una chiamata e l’altra della Wep che era in allarme generale,  ho ricevuto la chiamata dalla mia amica, che, dopo avermi fatto la beffa per farsi due risate, mi ha confermato che avevano firmato il modulo, ringraziandola tanto dato che quella firma è di fondamentale importanza ( ma guardacaso se ne erano scordati ).

Quindi, non senza patemi, anche il visto era pronto. Mancavano solo le valigie e qualche giorno sul calendario…..

Nella prossima puntata la partenza ed il ministay!

orientation Ravenna

Come precedentemente promesso ora racconterò (seppur con colpevole ritardo) dell’orientation tenuto per noi exchange da WEP a Ravenna tra il 22 e il 24 maggio.

Eravamo stati precedentemente avvisati riguardo tutto, quindi avevo già i biglietti del treno e tutto il resto pronto, e 5 giorni prima dell’orientation è stata pubblicata la lista dei partecipanti con tutte le loro informazioni……. Saremmo stati 900.

900 ragazzi come me che si apprestano a questa avventura. Non avrei mai pensato che saremmo potuti essere così tanti e soprattutto non avrei mai pensato che la wep ci avrebbe riuniti tutti assieme. E invece no, con un’ottima organizzazione è riuscita a gestire 900 ragazzi all’interno di un mega villaggio vacanze sul lido di Spina (Ravenna) organizzando intrattenimenti, pasti e tutto, specialmente ciò per cui eravamo realmente lì, cioè le sessioni informative su ciò che stavamo per intraprendere.

Ci hanno divisi per gruppi in ordine alfabetico, così come hanno diviso le camere(non potevi sperare di finire con qualcuno che conoscessi , ma meglio così, mi sono ritrovato in camera con persone simpaticissime che altrimenti non avrei mai conosciuto). Ero partito da Pesaro con un gruppo di 18 persone(uno dei più numerosi di persone provenienti dalla stessa città), e praticamente, eccetto una ragazza che era nel mio stesso gruppo e con cui ho passato molto tempo, li ho rivisti tutti domenica, ma meglio così.

In ogni caso, prima di andare, avevo guardato qualche foto del posto e sembrava molto carino, con una piscina, scivoli acquatici e tanto da fare………… unico problema: su tre giorni due e mezzo sono stati di diluvio continuo, e aveva piovuto tutta la settimana. Come si addice quindi ad un luogo sul delta del Po lo Spina Village è diventato una palude, con pozzanghere e fango ovunque. Ci siamo dovuti districare quindi tra passaggi elevati improvvisati, erba, pozze di fango in cui scompariva la scarpa (povera, non è più tornata come prima dopo quei tre giorni). Anche le prime riunioni plenarie le abbiamo dovute tenere sotto la pioggia, e non è stata sicuramente una cosa piacevole.

Comunque, tornando a ciò che stavo dicendo prima, io sono stato inserito nel gruppo Muffins (tutti i gruppi erano denominati come un cibo tipico dello stato in cui saremmo andati) con tutti i partenti per gli USA che rispondevano ad un cognome iniziante per S. Ad ogni gruppo è stato assegnato un WepBuddy, ovvero un ragazzo tornato dall’anno, che ci potesse raccontare cosa vuol dire viverlo sulla propria pelle, e darci qualche consiglio.

Il sabato, ovviamente passato all’insegna della pioggia, è stato denso di informazioni e consigli riguardo i comportamenti da tenere e alcune avvertenze, mentre la domenica è stata la volta delle regole.

Ma ovviamente oltre agli incontri pratici i giorni sono stati pieni di divertimenti, dalla caccia al tesoro allo stupendo wep contest, in cui chiunque avesse voluto poteva mostrare le proprie abilità(compresa quella del ruttatore), e quando il sole ci ha degnato della sua presenza, persino la piscina!

Devo dire che sono stati tre giorni a dir poco stupendi, costantemente a stretto contatto con persone assolutamente estranee, ma che si sono rivelate subito estremamente amichevoli, e soprattutto ho avuto finalmente l’opportunità di conoscere tutti(o quasi, non ricorderò mai quante centinaia di persone ho conosciuto) i membri del gruppo! (non mi metto a far l’elenco altrimenti finirei domattina, loro sanno chi sono 😛 )

Aggiornamento a brevissimo con la follia per il visto e i patemi prepartenza!

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My exchange year

Non ero intenzionato ad aprire un blog ma alla fine mi son reso conto che non è una cattiva idea, lo si può usare per tante cose, per aiutare quelli che si approcciano a diventare exchange e comunque a sentirsi meno soli a volte.

Mi presento, mi chiamo Giovanni, e attualmente mi trovo a Fishers (ecco il perchè del nome, non farò cherto un anno da pescatore) Indiana negli USA. Sono Arrivato qua da tre giorni, dopo averne trascorsi altri tre a NY con altri Exchange(parlerò di questo in seguito).

Visto che ho aperto questo blog abbastanza in ritardo farò un piccolo riassunto dell’anno passato, tra colloquio, wepbook, famiglia e tutto.

Fare questo Exchange year non è un’idea che mi è balzata nella mente all’improvviso, avevo in mente di farlo sin dalla prima superiore e, guarda come vola il tempo, ora i miei progetti stanno diventando realtà.

Inizialmente non era WEP la mia prima scelta in fatto di associazioni per lo scambio culturale, soprattutto per il fatto che alcuni amici si erano trovati malissimo con loro, quindi avevo sostenuto colloqui di selezione sia con Intercultura che con EF, ma poi in famiglia ci siamo ricreduti riguardo WEP, soprattutto attraverso i colloqui informativi, nei quali ci è sembrata la più preparata.

Quindi, dopo aver sostenuto il mio colloquio di selezione in novembre, ho ricevuto la risposta, positiva(è difficile non passare quei colloqui, l’unica parte in cui occorre stare attenti è quella psicologica), e quindi ho potuto iniziare il mio Wep book. E’ un po’ palloso da completare, specialmente la parte dei dati personali, poi bisogna fare una lettere di presentazione(qui mi sono sbizzarrito, sono andato 400 parole oltre il limite minimo, che molti non raggiungono B-) ) e mettere proprie foto . Una volta completato (ovviamente all’una di notte dell’ultimo giorno) e inviato ho ricevuto la mia associazione partner.

……………………………………….3 MONTHS LATER……………………………………………….

Era un po’ che la wep non si faceva sentire, stavano iniziando ad arrivare la prime famiglie, ad esempio una mia amica l’aveva ricevuta a fine gennaio e la invidiavo un sacco.

A marzo, finito un allenamento mi sono trovato 6 chiamate perse sul telefono: quattro da Torino e due da mia sorella…. Ancora prima di richiamare sapevo che era successo. Salendo sulla moto ho richiamato il numero di Torino(la WEP of course) e immediatamente Paola mi ha risposto comunicandomi le notizie riguardo la famiglia ed il posto. Era quasi più felice di me dato che ero uno dei primi piazzamenti ed ero capitato in un posto molto carino in una casa stupenda(dopo posterò le foto). Mi è capitata una situazione alquanto particolare: avendo scelto gli stati uniti come destinazione mi aspettavo una famiglia americana… e invece no, farò un doppio scambio interculturale dato che la famiglia che mi ha scelto ha origini indiane ed è emigrata 17 anni fa, portando con se parte delle loro tradizioni(specialmente nel cibo). Si tratta di una famiglia composta di Padre Madre e due fratelli, di cui la ragazza ha la mia età, e mi sta aiutando molto nell’integrazione..

Non appena ho ricevuto tutti i dettagli via Mail, mi sono messo in contatto con la famiglia e li ho conosciuti un po’.

Dopodichè ho dovuto solo aspettare che mi venisse comunicata la data di partenza e tutto il resto, e quindi i mesi seguenti ho continuato a tenermi in contatto con la famiglia e ho cercato di conoscerli meglio.

Calma piatta fino al 22 maggio, quando abbiamo avuto l’orientation con tutti gli altri exchange students… Tre giorni pazzi, ma di questo e di tutto il resto parlerò nei prossimi articoli, penso nei prossimi giorni, non ho granchè da fare qui tanto, finchè non comincerà la scuola… mercoledi :-/

Non voglio dilungarmi oltre.. ci sentiamo nei prossimi articoli

Ciaoooo! 😛